I 3 INSEGNAMENTI DEL FONDATORE DELLA NIKE

Diversamente da come si potrebbe pensare, quella della Nike non è una storia di successi rampanti e strategie globali. Almeno non all’inizio. E’ invece una storia molto personale, di piccoli ma grandi passi, di fallimenti, di amicizia. Il suo fondatore ha deciso di raccontarla nel bellissimo libro “Shoe Dog” per ispirare i giovani.

La storia inizia lontano, negli Stati Uniti nel 1962. Quando Phil, laureato in Economia a Stanford, è stato da poco licenziato. “Non sei in grado di vendere neppure un’enciclopedia”, gli dicono. Non ha in quel momento alcuna idea di cosa fare nella vita.

Philip Knight da li a qualche anno avrebbe creato uno dei marchi più conosciuti e di successo al mondo, Nike.

Del suo racconto, 3 messaggi più di altri, mi sono rimasti impressi.

1. Le idee pazze cambiano il mondo

Il protagonista è, nel suo racconto, lontano dall’idea di imprenditore di successo che si può immaginare. Laureato, appena licenziato, con grandi dubbi sul futuro e in testa la pazza idea di vendere scarpe giapponesi da corsa in America. Non sapendo che fare, decide di partire alcuni mesi per un viaggio nel mondo, come fanno molti altri coetanei, per conoscere il Giappone.

E’ li che si convince di voler veramente provare la sua idea folle. Inizia a contattare alcune ditte giapponesi, fino ad arrivare ad ottenere un incontro con l’Onitsuka, produttrice delle Tiger che poco fiduciosa, pur di togliersi questio giovane americano dalle scatole gli accorda un primo invio di merce da provare a vendere. In qualche mese la casa dei genitori diventa il magazzino e la sua auto il primo negozio mobile.

Questo sarà l’inizio di una lunga storia. Phil nel 1962 fonderà con il suo allenatore di atletica e 500 dollari a testa la Blue Ribbon. Il grande interesse dei studenti e dei clienti per le scarpe giapponesi, le continue richieste, faranno il resto. Tra le difficoltà finanziarie e famigliari, la società cambierà nome e diventerà la Nike, a richiamare la dea omonima della mitologia greca, simbolo della vittoria.

Ma tornando al 1962 a pagina 10 del libro, quanti lo avrebbero immaginato?

2. Segui la tua vocazione

Una frase di Phil che vale più di tanti discorsi: “Direi a quelli che non hanno ancora trent’anni di non accontentarsi di un lavoro, di una professione, e neppure di una carriera. Di cercare una vocazione. Anche se non sanno cosa significa, la devono cercare. Seguendo la propria vocazione, la fatica sarà più facile da sopportare, le delusioni fungeranno da carburante, e proveranno soddisfazioni mai provate prima. […]. E quelli che invitano gli imprenditori a non rinunciare? Sono ciarlatani. A volte devi rinunciare. A volte, sapere quando rinunciare, quando provare qualcos’altro, è un colpo di genio. Rinunciare non significa fermarsi. Non fermatevi mai“.

Il fondatore della Nike aveva fatto anche altre esperienze lavorative, cominciò come contabile in alcune imprese tra cui Price Waterhouse. Ma quello che faceva la differenza era come lui stesso si sentisse. “Non che la odiassi; era solo che non mi rappresentava. Volevo quello che tutti vogliono. Essere me stesso, a tempo pieno.” Diciamo che ci è riuscito.

3. Vai a correre ogni giorno

Leggendo il libro, una situazione che ritorna spesso è l’abitudine di Phil di andare a correre ogni giorno. Per liberare la mente, per rilassarsi, per risolvere problemi e trovare soluzioni che seduto ad una scrivania non avrebbe trovato. Ma dietro a questa piccola abitudine c’è di più, c’è il segreto del suo successo. Aveva la convinzione che con un paio di scarpe ai piedi saremmo tutti piu felici. “Credevo con tutto me stesso che se ognuno avesse fatto ogni giorno qualche miglio di corsa, l’America sarebbe stata un paese migliore“.

Se vendendo enciclopedie aveva fallito venendo licenziato, e vendendo fondi d’investimento non aveva brillato, vendere scarpe per sportivi era quanto di più motivante esistesse per lui.

Alla prossima!