«NON E’ MAI TROPPO TARDI» PAROLA DI MARCO OLMO, IL RE DELLE ULTRA-MARATONE.

Quante volte nella vita vi è capitato di sentirvi dire che il famoso treno che passa una volta sola, ormai era passato? In quante storie al protagonista è stata chiusa una porta in faccia con la frase «per te ormai è troppo tardi»?

Anche a Marco Olmo lo hanno detto, tantissime volte.

Marco Olmo, il re delle ultra-maratone

Pochi guardandolo direbbero che ha la stoffa del campione. Ma a 58 anni, nel 20006, è entrato nell’Olimpo del mondo sportivo vincendo una delle gare più famose e dure del mondo, l’UTMB® (170 km lungo le vette del Monte Bianco) e andando sul podio di gare estreme come la Marathon des Sables (240 km nel Sahara).

Non certo gare che ci si aspetterebbe veder vincere ad un sessantenne. Olmo ha infatti iniziato a correre quando molti smettono, a 27 anni, arrivando penultimo ad una corsa in paese. Ha fatto per una vita intera l’operaio in una cava della provincia piemontese, la sua terra. Il camionista ed il boscaiolo prima ancora. Ama dire che lui arriva dalle montagne, dal «mondo dei vinti».

Durante la Marathon des Sables

Quando ho iniziato a correre ho sentito un senso di libertà che pervadeva il mio spirito, ho iniziato a competere perché sentivo il bisogno di prendermi una qualche rivincita sulla vita e su me stesso. Di colpo mi sono ritrovato a fare quello che mi piaceva e questo è stato come un riscatto per me.

Di soddisfazioni, dal penultimo posto della sua prima corsa, se ne è preso. Tre vittorie alla Desert Mathaton in Libia, tre alla Desert Cup in Giordania, due vittorie consecutive all’Ultra Trail du Mont Blanc (nel 2006 e 2007 all’età di quasi 60 anni), cinque successi al Gran Raid du Cro-Magnon e poi ancora vittorie, podi e piazzamenti in ogni parte del globo.

La partenza dell’UTMB®

La sua è una bella storia. Una rivoluzione agli stereotipi dello sportivo di successo che vorrebbe sul podio tutti giovani, atletici, muscolosi. Invece sul podio ci è andato più spesso del previsto un rivoluzionario arrivato dalla montagna. Uno che nell’epoca del crescente interesse per le gare di endurance, dove gli atleti iniziavano ad essere seguiti da sponsor, addetti stampa, team manager, sceglieva di affrontare ogni gara sempre e solo in compagnia della moglie Renata, vera e propria spalla.

Gli americani, da sempre pionieri nello sport business, sorridevano nel vederlo girare un pò smarrito, per il centro di Chamonix nel pre gara. Sorrise anche Dean Karnezes, il corridore dell’estremo. Uno che ha corso 50 maratone in 50 giorni lungo diversi stati americani. Uno che è andato come ospite al Letterman Show ed è stato indicato dal mensile GQ tra i fisici migliori dell’anno. Lo sbeffeggiò in conferenza stampa. «Mr Olmo? Lo faccio a fettine, me lo mangio in un attimo.».

Dean Karnezes, The Ultra-Marathon Man

Marco Olmo non rispose, il suo essere antiestetico e le sue rughe le ha sempre portate con orgoglio e umiltà. Ha risposto a modo suo. Correndo per 21 ore lungo i versanti italiano, francese e svizzero del Monte Bianco, vincendo l’UTMB®. Karnezes arrivò quarantesimo, 6 ore dopo, quando l’atleta italiano era già arrivato in hotel per la cena.


Vado piano, macino chilometri, mi porto impressa addosso l’antica abitudine alla fatica. Io non do spettacolo, io resisto. Resto povero e vado lontano.

Con la sua umiltà e semplicità, quasi francescana, ha conquistato il mondo delle corse, ottenendo la stima e il supporto anche del pubblico straniero. Diventando oggi un punto di riferimento e di ispirazione per giovani e soprattutto meno giovani, con il messaggio pieno di energia, coraggio e perseveranza che le uniche persone che possono decidere se è troppo tardi per un sogno, siamo noi stessi.